La Psicoterapia della Gestalt si colloca in un contesto particolare all’interno del panorama delle psicoterapie, essenzialmente per due motivi: prima di tutto perché trova il proprio fondamento in quelle che vengono chiamate le risorse creative dell’essere umano e nel potere che queste risorse, una volta attivate, hanno di migliorare la qualità della vita delle persone.

Il presupposto che la creatività e l’espressione artistica siano capacità presenti in tutti noi e che possano avere un ruolo benefico sulla nostra salute psicofisica,  avvicina la  psicoterapia della Gestalt alle discipline artistiche, ed in particolare, all’arte teatrale.

Il secondo motivo consiste nel fatto che la PdG , pur non rientrando  nel gruppo più ampio delle psicoterapie corporee, è a tutt’oggi considerata una psicoterapia dove l’uso della voce e del corpo sono considerati ed utilizzati come strumenti fondamentali per il percorso e l’intervento terapeutico.

Negli ultimi cinquanta anni gli studi e le ricerche in campo psicofisiologico hanno convalidato scientificamente l’importanza di un lavoro psicologico che non prescinda dal corpo ma ne faccia strumento integrante di osservazione e di trattamento.

Fritz Perls, fondatore della psicoterapia della Gestalt elabora una visione dell’essere umano e  delle tecniche psicoterapeutiche, che tengono conto del paziente come unità psico-corporea, in cui la postura e i movimenti sono elementi fondamentali di diagnosi e trattamento.

In PdG si parla di organismo per definire il concetto di unità: “Uno dei fatti più evidenti dell’uomo è che esso costituisce un organismo unificato. E tuttavia questo fatto viene completamente ignorato dalle scuole tradizionali di psichiatria e di psicoterapia che, a prescindere da come descrivono il loro approccio, operano ancora in termini dell’antica scissione mente-corpo.” (Perls, 1973, Trad It. 1977, p. 21)

La base di uno sviluppo psichico sano è il sapersi relazionare con l’ambiente, e Perls, Naranjo ed altri prosecutori dell’approccio gestaltico utilizzano i termini di figura-sfondo proprio per descrivere questo legame, questa interdipendenza tra organismo e ambiente in cui vive, tra individuo e contesto. (Perls, Hefferline, Goodman, 1994, Trad. It. 1997).

Appare chiaro a questo punto come lo stesso concetto di psicosomatica è per l’approccio gestaltico desueto, essendo stato sostituito con quello di influenze sulla salute (senza distinzione in fisica e mentale) di situazioni intrapsichiche, relazionali e sociali.

L’ OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ridefinisce recentemente la salute non più come “assenza di malattia” ma come “il massimo grado di benessere raggiungibile da un individuo”(ibidem, p.20). Mi interessa particolarmente soffermarmi su questa nuova concezione del termine salute, in quanto uno dei dibattiti in ambito psicologico è quello che verte sulla definizione di terapia e su come si possano definire gli strumenti di cura.

Alla luce delle  scoperte in ambito psicofisiologico degli ultimi trenta anni, il concetto di emozione viene ridefinito nelle sue complesse implicazioni e sfaccettature che lo collocano al limite tra il somatico e lo psichico. La risposta emotiva, secondo le ultime teorie psicologiche, coinvolge tre sistemi o insiemi di processi, interrelati tra loro: “1) i processi neurofisiologici (soprattutto di tipo neuroendocrino e vegetativo); 2) i processi motori o comportamentali espressivi (come la postura o il tono di voce); 3) il sistema cognitivo-esperenziale (come la consapevolezza soggettiva o il resoconto verbale di stati emotivi)” (Solano, 2001,p.225).

Esistono molti modi di entrare in contatto con l’altro e di aiutarlo, e credo che la possibilità di fare esperienza di sé e dei propri stati d’animo, non solo parlandone ma anche rappresentandoli fisicamente, come propone la psicoterapia della Gestalt, sia una possibilità di intervenire su tutti e tre i sistemi che compongono l’emozione.